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PROMETHEUS

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Alien VS Ridley Scott

Come da incipit, credo che l’intento di Scott, sia stato quello di distruggere definitivamente Alien, uno dei suoi più straordinari capolavori.
119 minuti di pura follia alzheimeriana, priva di un qualsiasi scopo, che non fosse quello di dare risposte a domande, che non ne necessitavano. Due ore che ricalcano in tutto e per tutto, dalla scenografia alla regia il film del 1979 con un finale che, per chiunque nei minuti finali si ritrovasse ancora nell’incertezza che si parli di Alien, lo chiarisce definitivamente, con un bel parto toracico.

Scene memorabili, che meritano di essere citate:
Alieno fuori misura, creatore della razza umana, che stacca la testa del replicante e picchia a morte, con la suddetta, l’anziano mecenate della spedizione.
Noomi Rapace e Charlize Theron che scappano da una gigantesca astronave, che schiantatasi al suolo rotola, tentando di batterla in velocità, un po’ come si vede fare a Willy il coyote.

Consiglio la visione di questo film a chiunque si sia mai chiesto: “Ma si può rovinare Alien ancor di più di quanto sia già stato fatto dai sequel?” e a chi abbia un’insana predilezione per le bionde parecchio stronze.

Grand Budapest Hotel

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Interpreti:
Un cast fenomenale, non tanto perché può contare su interpreti di grande valore, ma per come essi siano inseriti nella trama, come fossero semplici interpreti, senza alcuna pretesa di eccellere, più simile ad una compagnia teatrale che a un cast holliwoodiano, già in altre occasioni si è potuto assistere a questo genere di scelta e io non posso che apprezzarlo. Fra tutti, comunque, mi ha divertito molto Willem Dafoe che con la sua mascella sporgente e le dita costellate di anelli tutti uguali, quasi a formare dei tirapugni, mi ha fatto tornare alla mente Squalo, scagnozzo lanciato contro J.Bond da Karl Stromberg nel film “La spia che mi amava”.

Il film:
Una commedia che sa stappare le risate al pubblico e lo fa sviluppandosi in due direzioni divergenti. Una, come nella scena della fuga dal carcere, talmente complicata e così povera di dialoghi, da avvicinarsi al cinema muto di Chaplin, l’altra, a contrapporsi nettamente, con l’estrema verbosità del protagonista, che indipendentemente dalla situazione in cui si venga a trovare, non perde occasione di fare sfoggio della propria classe, rendendo la narrazione estremamente divertente. Il tutto infine, racchiuso in una scenografia surreale che crea una sorta di illusione più simile, per semplicità, a quella del teatro che a quella di una più complessa tradizione cinematografica.
In conclusione, non ho nulla da aggiungere, andate a vederlo e fatevi due risate di qualità.

I SEGRETI DI OSAGE COUNTY

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Categoria: film drammatico…

Io personalmente mi sono fatto una gran quantità di risate, in primis per la meravigliosa e pittoresca accolta di stereotipi del Midwest, mancava solamente un suonatore di banjo seduto in veranda, stile “Un tranquillo weekend di paura”.

In secondo luogo ho osservato il film non concentrandomi solamente sulla storia, ma soffermandomi sulla scelta degli interpreti. Abbiamo la madre, Meryl Streep, che assuefatta ai farmaci, viene costretta a disintossicarsi dalla figlia maggiore, Julia Roberts, il cui marito, Ewan McGregor, visti gli antichi trascorsi “trainspottiani”, le avrebbe potuto consigliare la perfetta formula per farlo, magari con qualche oppiaceo per via rettale e un ancora più particolare Benedict Cumberbatch interprete per la tv dell’intelligentissimo e irritante Sherlock Holmes, tramutato in ingenuo e poco sveglio ragazzo di campagna.

In fine Chris Cooper lo zio, ho apprezato molto la sua interpretazione, soprattutto durante la scena del pranzo, quando tutta la famiglia si riunisce e lui, da capofamiglia, viene chiamato a recitare la preghiera, toccante nel suo intento di provarci, esilarante nel suo modo di interpretarla.

In conclusione, tralasciando la scarna sceneggiatura rivolta al drama famigliare, niente di nuovo, niente di sconvolgente, ne toccante, devo dire che mi sono divertito.

METAPOST

Da qualche tempo a questa parte ho cominciato a frequentare il Cinema Odeon, è stata una rivelazione, una regressione alla mia infanzia. Le scomode poltroncine di legno a ribalta che hanno ospitato generazioni di spettatori, mi hanno fatto ritornare alla mente un sacco di ricordi; quando, per esempio, ho fatto un’interminabile coda fuori dall’oramai dimenticato Cinema Corso, per poter assistere alla visione di Ritorno al futuro 2, o a tutti quei pomeriggi estivi passati in una piccola sala di Jesolo, a vedere i film che erano stati proiettati la stagione precedente, rigorosamente seduto in galleria, dove l’immancabile parapetto tagliava di traverso lo schermo.

Ve lo consiglio di cuore, abbandonate per una volta la magnificenza del cinema multisala e tuffatevi nei ricordi, ne varrà sicuramente la pena.

Bravo Paolo

Apro questo mio blog sul cinema con un doveroso inchino al regista Sorrentino, che con il suo film “La grande bellezza” è riuscito a guadagnarsi meritatamente un riconoscimento mondiale nella patria delle titaniche produzioni multi milionarie, rompendo gli schemi e abbandonando i cliché che contraddistinguono abitualmente il cinema italiano, e le produzioni internazionali che normalmente assurgono alla conquista della sfavillante statuetta.
Bravo Paolo.